Navigando in internet ci siamo casualmente imbattuti in questo intervento di Enea Melandri sul sito radicalidisinistra.it.
E’ palesemente chiaro che si tratta di una provocazione; sia verso chi ci governa, ma anche verso i gay stessi e le associazioni gay italiane che si preoccupano principalmente di teorizzare “grandi sistemi” di diritti civili ma non fanno poi in pratica nulla di concreto per raggiungere (o almeno sfiorare) questi diritti civili.
Questa provocazione nasce dal fatto che la popolazione gay italiana non è attualmente né carne né pesce. Cioé è considerata ancora non normale (purtroppo ancora molti italiani la pensano così) ma nemmeno così tanto anormale da ricevere supporto che altre categorie anormali invece ricevono da sempre.
Allora: se i gay sono normali dovrebbero avere e ricevere gli stessi diritti di ogni altro cittadino italiano “normale”, cosa che invece non accade. Se i gay sono anormali dovrebbero ricevere ogni tipo di sussidio e supporto che ogni altro cittadino italiano “anormale” riceve.
E’ questo che Enea racconta e propone. Ecco le sue parole:
I gay sono malati
di Enea Melandri
Tranquilli, non voglio tediarvi col solito pippone perbenista sulla ‘famiglia naturale’, ma solo fare qualche considerazione: partiamo con l’ammettere che le persone omosessuali siano veramente malate, che veramente soffrano di qualche deficit dovuto a chissà quale misteriosa sindrome genetica.
In Italia, abbiamo delle bellissime leggi per venire incontro alle persone menomate, come la legge 13 del 9 gennaio 1989, che contiene “disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati” o la 68 del 1999 che favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro delle cosiddette “categorie protette”, persone affette da disabilità o altri svantaggi di varia natura. La legge n. 222 del 12 giugno 1984, entrata in vigore il 1° luglio dello stesso anno, ha inoltre istituito il diritto alla pensione d’invalidità.
L’articolo 3, comma 1 della Legge 104/92 definisce come “persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”.
Sempre partendo dal ragionamento che i gay siano veramente persone gravemente malate, e quindi che davvero ‘presentino una minorazione fisica, psichica o sensoriale’, credo che siano a tutti gli effetti da far rientrare nelle persone invalide tutelate dalla citata legge 104/92. (alla luce degli ultimi fatti d’attualità, dei pestaggi omofobi e degli episodi di discriminazione in vari contesti, credo sia anche lecito affermare che l’omosessualità causi problemi di relazione o integrazione lavorativa, determini svantaggio sociale o emarginazione)
Pertando, chiedo l’istituzione di una pensione di invalidità civile anche per le persone omosessuali, perchè non possono fare le parte dei disturbati mentali solo quando fa comodo.