Sunday, September 5, 2010

Regionali italiane. Nella terra di Padre Pio vince un comunista gay

Tuesday, March 30, 2010, 16:37

elezioniElezioni italiane: grande vittoria della Lega. Sorpresa in Puglia, un gay batte i “papisti”. Finisce l’era Bassolino in Campania. In Veneto sorpasso della Lega sul PdL. Exploit del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo nella grassa e rossa Emilia-Romagna. I grillini determinano la vittoria del leghista Cota in Piemonte. Un italiano su tre non ha votato.

Fare un’analisi del voto quando non vi sono ancora dati certi è impresa impossibile. Aggiungiamo poi che in Italia spesso fra exit poll, proiezioni e dati definitivi lo scarto può essere grande. Vivo è ancora il ricordo della gaffe di Emilio Fede quando negli anni ’90 in un’elezione riempì la cartina dell’Italia di bandierine azzurre, con l’enfasi che lo contraddistingue, per poi il giorno dopo, a risultati definitivi, lasciare il posto a un suo giornalista per comunicare ai telespettatori la vittoria del centro-sinistra.

In Italia le ultime elezioni regionali si sono tenute nel 2005, quando al governo c’era Berlusconi (come oggi), ma il suo indice di popolarità era in caduta libera, anche perché era già da 4 anni che governava, mentre oggi il suo governo è al potere solo da 2 anni. Il risultato elettorale del 2005 non è realmente rappresentativo della geografia politica italiana. Nel 2005 l’elettorato di centro-destra ha punito i propri partiti o votando i candidati di centro-sinistra o rimanendo a casa. Solo così si spiega la vittoria della Bresso in una regione come il Piemonte, che storicamente non è mai andata alla sinistra, a differenza del suo capoluogo Torino, dove la sinistra ha un forte radicamento e ha dato alla città sabauda molti sindaci, compreso quello più popolare ancora oggi, Diego Novelli.

Bisogna tenere contro che in Italia Piemonte, Lombardia e Veneto non hanno mai avuto governatori provenienti dalla sinistra. Viceversa l’Emilia-Romagna è stata ininterrottamente governata da esponenti del PCI, poi PdS, poi DS e oggi confluiti nel Partito Democratico. Toscana, Umbria e Marche sono simili all’Emilia-Romagna anche se più eterogenee, dove il PSI una volta e i Verdi oggi giocano un ruolo maggiore che in Emilia-Romagna. L’Abruzzo, il Molise, il Lazio, la Campania, la Puglia, la Basilicata e la Calabria sono sempre state appannaggio della vecchia balena bianca, la DC, e ancora oggi queste regioni sono governate da politici ex democristiani, che a dipendenza del caso sono approdati nel centrosinistra o da Berlusconi. Sintomatico che in Molise, Basilicata, ma soprattutto Calabria, dai primi anni ’90 ad oggi i candidati dei due principali schieramenti fossero sempre espressione della vecchia Democrazia Cristiana.

Dal 1992 ad oggi dalla dissoluzione formale dalla DC, il PCI-PdS-DS-PD è riuscito a conquistare solo la Campania con Antonio Bassolino, allievo di Pietro Ingrao, e dunque antidalemiano, che prima conquista Napoli e poi la regione, e oggi esce di scena in malo modo. L’altra eccezione è Nichi Vendola in Puglia. Vendola diventa governatore della Puglia nel 2005, grazie allo sfacelo di Berlusconi. Vendola inizia giovanissimo come “portaborse” di Bassolino, per poi approdare in Rifondazione sotto le ali protettive di Sergio Garavini, già leader della CGIL e primo segretario del PRC. Inizia a lavorare a Liberazione giornale del PRC a fianco della prima direttrice Luciana Castellina. Diviene nel tempo pupillo di Fausto Bertinotti. Poi nel 2005 il giovane segretario regionale del partito Nicola Fratoianni, già segretario nazionale dei giovani del PRC ai tempi del G8 di Genova, lo convince a partecipare alle primarie pugliesi del centrosinistra. DS e Margherita allora sostengono il “bocconiano” Boccia, che a sorpresa per pochissimi voti perde contro Vendola. Proprio la candidatura di Vendola “tranquillizza” il governatore di Forza Italia Fitto, convinto che mai la Puglia avrebbe eletto un comunista. A sorpresa nel 2005 Vendola vince, sempre per pochi voti, contro Fitto. È la sconfessione di tutti i cliché sociologici. La Puglia, terra meridionale, dove la popolazione va ancora regolarmente a messa tutte le domeniche, elegge un comunista dichiaratamente gay che partecipa ai comizi con il proprio compagno. Mentre la Lombardia, terra laboriosa e aperta ai nuovi costumi, rielegge Formigoni, esponente di primo piano di Comunione e Liberazione, che predica come stile di vita l’astinenza sessuale e la castità. Un’Italia al rovescio. E forse la sinistra italica dovrebbe maggiormente interrogarsi di come mai oggi, nel 2010, proprio Vendola arrischa di essere l’unico a sopravvivere alla grande avanzata dal 2005 del centrosinistra. Lui che ha fronteggiato in campagna elettorale gli attacchi sulla sua omosessualità di una destra retrograda e clericale, lui che lascia Rifondazione in divergenza con Ferrero, ma non approda al PD di Bersani e fonda SEL, Sinistra Ecologia e Libertà. La riconferma di un comunista omosessuale nella terra di Rocco Buttiglione (filosofo di Wojtyła), di Massimo D’Alema, di Claudio Signorile e di altri imprenditori come Tarantino, sarebbe qualcosa di difficile lettura per le menti del PD. Ma la terra di Aldo Moro e Di Vittorio può ancora sorprendere, regalando alla sinistra, ma non al PD, l’unica vera vittoria di questo confronto elettorale. L’altra vittoria, quella del Lazio con Emma Bonino, la laica per eccellenza, la neoliberista per vocazione e la pannelliana per biografia, è meno probabile, anche se non impossibile.

Quello che il voto più in generale sembra volerci dire è che al nord il voto operaio va alla Lega (e questa non è una novità). La Lega esce vincente, anche grazie ad una scelta delle candidature azzeccate. La candidatura del moderato Zaia in Veneto al posto del sindaco antistranieri di Verona Tosi e quella del posato Cota in Piemonte, si stanno dimostrando vincenti.

La Lega è sempre più determinante per il centro-destra. Se ne può dedurre che il ruolo di Tremonti accresca, essendo l’elemento di congiunzione fra PdL e Lega. Se Berlusconi uscisse da Palazzo Chigi, il buon Giulio a questo punto sarebbe il favorito a succedergli, a scapito di Franco Frattini e Gianfranco Fini. E sarà proprio quest’ultimo a questo punto a voler la sopravvivenza forzata di Berlusconi. L’eclissi politica del re di Arcore è evidente. Zaia in Veneto e Cota in Piemonte sono espressione della Lega, e rispondono a Bossi. Formigoni è espressione del PdL, ma non è un fedele berlusconiano, Renata Polverini nel Lazio, già segretaria sindacale, si colloca alla sinistra di Fini, ed è in antitesi a Berlusconi. Il patron di Mediaset schierava i suoi fedelissimi in corsa per la Liguria, la Campania, la Puglia, la Basilicata e la Calabria. Dovrebbe vincere in Campania e Calabria, e perdere nelle altre tre regioni. Un po’ poco per esercitare ancora un’egemonia reale, e non a chiacchiere, sul PdL. Il futuro della sua leadership sarà sempre più determinato dalla fortuna di godere dell’incompatibilità fra Fini e Tremonti, più che da un potere reale. Ma se un giorno “Fare futuro” e il “commercialista di Sondrio” trovassero un accordo, ecco che l’inquilino di Palazzo Chigi sarebbe sfrattato.

In ogni caso il futuro della guida di Palazzo Chigi è una partita che si gioca nel centro-destra. Bersani e il suo PD escono dalle elezioni altrettanto indeboliti di Berlusconi. Quando il dalemiano di ferro Vincenzo De Luca in Campania fa il risultato che fa, e Loriero, vicinissimo a Dario Franceschini, in Calabria non viene rieletto, non si vede quale futuro potrebbe avere il partito di Bersani. Se poi si guardano con più attenzione i dati, dovrebbe far riflettere il calo del PD nelle regioni rosse Emilia-Romagna e Toscana, dove la lista 5 Stelle di Beppe Grillo a sorpresa supererebbe il 5%. Troppo poco per Bersani consolarsi con la vittoria del fedelissimo Burlando in Liguria.

Quello che è certo è che i nomi di Emma Bonino e Nichi Vendola, ma anche Roberto Cota, Luca Zaia e Renata Polverini, dicono che il bipartitismo tanto caro a Veltroni e Berlusconi è morto. Per forza di cose nel sistema politico vi devono essere più di due partiti. Ed è la capacità di fare coalizione l’arma per governare. Prodi docet.

P.S.: dopo la stesura di questo articolo abbiamo i risultati definitivi che danno il Veneto e il Piemonte alla Lega, la Lombardia al PdL, come la Campania e la Calabria. Il PD riconferma Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Basilicata. La Puglia “all’extra-parlamentare” Nichi Vendola della SEL. Il Lazio testa a testa fino all’ultimo voto ma alla fine prevale la Polverini.

URL della fonte: http://www.ticinolibero.ch/?p=27624

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